Chi ama se stesso campa 100 anni

Amare se stessi … Sembra facile a dirsi meno che a farsi.

Discorso retorico, trito e ritrito, sentito da migliaia di blogger motivazionali, da influencer che dicono di amare prima se stessi, dalla televisione, dalla vecchietta sotto casa che ti dice ogni volta quanto sei carina.

Ma quanto è possibile crearsi una propria autostima solida?

Autostima: processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutre e apprezzare se stesso tramite l’auto approvazione del proprio valore personale fondato su autopercezioni.

cit.Treccani

Molto spesso mi viene chiesto come riesco ad avere un così grande senso di me, valutandomi in ogni singolo istante con coerenza e precisione, senza autocelebrarmi oppure autodemolirmi.

E bene vi svelo un segreto: non faccio assolutamente nulla.

L’autostima ce l’hai o non ce l’hai?

Si e no.

Di base è una questione caratteriale, si nasce con una propria autoconsapevolezza molto forte -questo non è ovviamente il mio caso –

Poi subentra anche l’aspetto relazione in cui si cresce, i modelli che ti vengono insegnati e a cui aspiri, il modo in cui si approcciano a te gli adulti e i bambini/ragazzi con cui cresci.

E poi ovviamente ci sono dei metodi abbastanza intuitivi con cui lavorare ogni giorno per aumentare la propria autostima.

Vi svelo un altro segreto: non ho questa autostima brillante che tutti credono, sono semplicemente capace di mantenere un self-confident difronte a ogni situazione.

Ma scusa allora perché dici di non fare assolutamente nulla?

Perché una volta acquisita una certa capacità, si fa del tutto in maniera automatica, come se il cervello elaborasse da solo i momenti di Mayday Mayday e attivasse un processo elaborativo che ti salvaguardia da te stesso e dalla voglia di scolarsi una bottiglia di vodka nel desiderio illusorio di dimenticarsi ogni cosa.

Come crearsi una propria autostima?

Sono tre semplici passi, che si ripetono circolarmente ogni volta che ci troviamo di fronte ad un ostacolo che reputiamo insuperabile.

1. Vedo cosa c’è di positivo in me

Ogni giorno accadono cose negative nella nostra vita (una condizione di lavoro sfavorevole, problemi familiari, relazionali, conti da pagare) ed anche se per quel periodo sembra andare tutto alla grande, ecco che ogni minimo vacillamento sull’ asse ben oleato in cui stavamo viaggiando, inizia a farti sentire il vuoto sotto i piedi e tutto quello che di negativo pensiamo su di noi, lentamente riaffiora.

Ogni dubbio, ansia, preoccupazione fino ad ora accantonata risale in superficie.

Questo perché di fondo le nostre insicurezze non svaniscono mai. Non bisogna pensare che tali siano solo frutto del nostro pensiero, molti si crogiolano nella consolazione di un amico che ti dice “Ma che dici, non è affatto vero!

La realtà è che se abbiamo delle insicurezze, tali sono perché un fondo di verità c’è sempre, c’è un motivo, una ragione perché ci siano.

Questo però delle volte porta ad evitarle e a nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

E allora cosa fare?

All’inizio in realtà bisogna darsi un premio.

Ossia nei momenti tragici come quelli descritti sopra, deviare il proprio pensiero su cosa di positivo c’è in noi.

Parlando per esperienze personali:

Ok, la mia vita universitaria è orribile, sono insoddisfatto, non riesco a capire cosa mi riserverà il futuro perché sono incapace nell’ affrontare lo studio, non ho memoria tale da portarmi ai successi accademici che ho sempre desiderato, sarò un fallito a vita

Pensieri come questi sono comuni ma se uno si sofferma sui suoi lati positivi?

E’ vero però che sono una persona molto loquace ed intraprendente, per questo mi hanno sempre stimato. Non sarò un genio ma sono brillante negli orali, ho un ottima parlantina. Inoltre piaccio ai professori e ai dottori del reparto che seguo, magari affiancandomi a loro potrò migliorare

Vedete? Così il tutto sembra meno catastrofico.

Bisogna quindi innanzitutto individuare i propri punti di forza e lavorare su di loro prima di ogni cosa.

Questo sicuramente ascenderà il proprio livello di autostima in automatico poiché riusciamo a comprendere che non possiamo essere perfetti come vorremmo, ma sicuramente possiamo migliorare noi stessi.

Una volta mi capitò di scrivere un pensiero che tuttora condivido a pieno:

“Non importa quanto tu possa essere migliore degli altri, ci sarà sempre qualcuno che lo sarà più di te. Se invece riuscirai ad essere il meglio di te stesso, nessuno potrà rubarti il primo posto”

2. Gestisco i pensieri negativi

Una volta visti e gonfiati i punti che già ritenevamo buoni in noi, tocca alle parti più negative.

E’ ovviamente lo step più difficile da affrontare.

Delle volte ci odiamo per i nostri limiti, li detestiamo e vogliamo cancellarli, quasi li ignoriamo.

La realtà è che vanno affrontati e smetterla di ripetere nella nostra testa quei Non: “Non sono bravo”, “Non sono abbastanza”, “Non sono in grado di…

Quello che accade, ripetendosi ogni giorno queste cose, è che alla fine ce ne convinciamo così tanto da non riuscire a vedere più oltre i nostri difetti ma diveniamo solo la rappresentazione del difetto stesso.

E noi non vogliamo essere delle persone difettose!

Siamo consapevoli dei nostri limiti e questa è una cosa buona, ci rende autocritici, sicuramente non egocentrici e megalomani, ora che però li vediamo e mettiamo a fuoco dovremmo chiederci: “Cosa sto facendo per migliorarli?

Se la risposta è nulla, allora avete individuato il problema.

Lavorateci su.

Risolti o comunque smussati tali aspetti lentamente l’autostima salirà.

Riprendendo l’esempio di prima:

Ok è vero sono loquace ed intraprendente forse riuscirò a fare carriera nonostante tutto, ma rimarrò comunque meno intelligente degli altri e tutti mi considereranno lo stupido del gruppo.

Cosa posso fare?

Semplice mi impegnerò nello studio, magari mi affiderò a qualche tecnica di apprendimento di quel libro che mi avevano consigliato. Sarà faticoso per me ma nessuno è diversamente intelligente, vorrà dire che ci metterò solo più impegno rispetto agli altri e più tempo

3. Affronto me stessa

E’ vero non brilliamo ancora della fulgida luce dell’autostima, perché vi ricordo che lavorare su stessi è un processo continuo, automatico certo ma progressivo ed infinito.

Se si crede di raggiungere una consapevolezza di se estrema dopo un tot di tempo si sbaglia di grosso.

Dipende tutto da quello che noi stiamo percependo di noi stessi.

Nei momenti negativi, dopo aver appreso i propri punti di forza e aver lavorato su quelli negativi quello che tocca fare è aggiungere un obiettivo in più.

Un obiettivo che ci faccia dire: “Sto cercando di …” piuttosto che il classico “Non posso…

Darsi un obiettivo raggiungibile, possibile, non certo oltre i nostri limiti e che una volta raggiunto ci gratifichi, ci faccia sentire bene con noi stessi.

Tutto in questo modo apparirà più semplice e l’ansia si attenuerà.

Perché per quante cose siano state negative altre saranno positive, è possibile fare qualcosa di concreto e soddisfacente.

Nel mio caso:

Mi pongo l’obiettivo di andare in palestra perché so di essere una persona costante in momenti alterni. Voglio superare questo mio limite ed essere una persona diligente. Andrò in palestra per almeno due mesi”.

Se riuscissi a superare questo limite non farebbe sparire i miei precedenti problemi ma li ridimensionerebbe nell’ ambito del “Se sono riuscita a fare questo, con l’impegno posso fare quest’altro”.

Ora non sono una life-coach, mi piacerebbe in effetti.

Ma sto facendo studi approfonditi nell’ambito psichiatrico e mi rendo conto che i problemi di autostima sono molto spesso alla base di ogni problema psichico e relazionale.

Lavorare su se stessi è un processo lungo e senza fine che all’inizio può risultare pesante e quasi inconcludente ma i risultati piano piano si vedono e nel tempo risulterà solo un modo nostro di vivere la vita, di approcciarsi al mondo con tutte le sue meraviglie e i suoi problemi.

E vi assicuro che non peserà più.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

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