11 minuti e mi alzo: quando il letto non ti vuole lasciare andare

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Ieri pomeriggio ho dormito.

E voi direte: “Complimenti a te e buona giornata!”.

Lo direste perché non vi rendete conto dell’evento campale avvenuto.

Di pomeriggio non si dorme, mi è stato insegnato che chi non dorme non piglia pesci! Che è meglio fare oggi quello che potresti fare domani.

Eppure ieri in un atto di ribellione, il mio corpo ha deciso di andare in black-out.

Mentre ero sotto le coperte tigrate di una casa nuova, con il sole che attraversava la finestra e mi riscaldava ancora di più le gambe, il televisore/camino termico che rendeva ancora più caldo l’ambiente, dopo essere tornata da una camminata veloce per cercare di smaltire lo schifo che ho mangiato in questi mesi -giacché da Natale non ho mai smesso di mangiare sregolato – ed al richiamo di un Ginseng al bar per non dover riprendere l’ennesimo caffè giornaliero, appena mi sono infilata sul suddetto letto, con il libro di Jane Eyre accanto a me, sono definitivamente crollata.

Mentre cadevo nell’oblio in uno sprazzo residuo di lucidità mi sono detta “11 minuti e mi sveglio”, senza però aver impostato alcuna sveglia.

Il sogno fatto è stato strano quanto al tempo stesso indice di reali problemi psichici.

Ho sognato di svegliarmi dopo esattamente 11 minuti da quando avevo visto l’orario per l’ultima volta, essermi alzata dal letto, fatto dei giri per la casa fino a che alla mia destra non ho visto uno specchio. L’ho fissato analizzando tutti i miei pori dilatati e ponderando di ricorrere ad una maschera e all’imrpovviso, mentre sbattevo gli occhi, mi sono ritrovata nuovamente nel letto.

Solo che la stanza era più buia di quando l’avevo lasciata, avevo troppo caldo sotto quelle coperte, il corpo lo sentivo pesante e lo stomaco mi avvertiva che l’acidità da reflusso voleva ammazzarmi per quel giorno.

Ho guardato l’ora e in realtà avevo dormito quasi due ore.

La verità è che mi sono sentita in colpa per averlo fatto.

Quello stesso senso di colpa che si prova quando fumi di nascosto dai tuoi e sai che ti fa male ma lo fai lo stesso. Quel senso di colpa che ti assale quando mangi la cioccolata e sai che non dovevi farlo ma è stato più forte di te.

Quando decidi di rimandare qualcosa che oggi avresti potuto fare!

Eppure non dovrebbe essere così.

Mi chiedo se la vita dovrebbe essere realmente così.

Affannarsi, cercare di raggiungere un obiettivo, non avere mai un attimo per riflettere e quando quei momenti si hanno sentirsi come se si stesse sprecando la propria vita.

Siamo stati programmati così, non sappiamo altrimenti come vivere.

Se qualcuno vive nell’ ozio perché magari è stato avvantaggiato dalla vita, siamo pronti a muovere aspra critica perché noi non possiamo farlo, dobbiamo muoverci; quando la profonda verità è che ne proviamo invidia.

Vi è mai capitato di dormire di pomeriggio?

Io non sapevo neanche più cosa significasse farlo.

Lo associo ai pomeriggi di quando ero piccola, dopo pranzo, quando nonna col malloppo della digestione sullo stomaco mi obbligava a riposarmi, prima di mettermi a studiare; io non volevo perché avevo paura di perdere i cartoni animati del pomeriggio in quel modo e chiedevo alla nonna di svegliarmi presto.

Non accadeva mai: puntualmente mi faceva perdere Rossana e io mi arrabbiavo sempre!

Ora capisco la preziosità di quegli attimi che non ritorneranno mai più.

Dovrei riprendere quando possibile l’abitudine, dovremmo farlo tutti.

Prenderlo come tempo per noi, per scollegare la spina.

Anche io mi sono sempre detta che al preferire di dormire, è meglio scrivere un articolo, guardare un film, leggere un buon libro, uscire con quell’amico che da tempo non si vede.

E’ meglio fare qualcosa che ci piace, piuttosto che dormire.

Eppure alla visione di due ore di sonno meritate vorrei dire che forse è meglio prendersi quel tempo per scollegare il cervello e immergersi in un mondo dove a volte ci si rilassa e a volte, tramite sogni articolati, si comprende un po’ di più se stessi.

Solo in questo modo potremmo affrontare con energia ciò che ci aspetta in quella giornata.

Io ad esempio mi sono messa a studiare, cosa che due ore prima avrei fatto con malavoglia senza apprendere sicuramente nulla, ho sistemato un po’ casa e preparato la cena per gli ospiti che mi attendevano la sera.

Raccontandogli del mio sogno, nel bel mezzo di un pezzo di polpettone arrosto con le patate, qualcuno se ne è uscito che avremmo dovuto rivedere Inception e per quella sera abbiamo lasciato stare la serata-videogame!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ciao Vale, mi capita spesso di dormire il pomeriggio. Io però mi alzo dal letto alle 04.30, per molti è una pazzia. Comunque dalle 05.00 alle 06.00 svolgo le attività dell’ora della vittoria, come la chiama Robin Sharma nel suo ‘Il Club delle 5 del mattino’, che invito a leggere. Medito, faccio venti minuti di allenamento funzionale, ripeto davanti alla telecamera quel che mi passa per la mente e quindici minuti scrivo…

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    1. Vale Relli ha detto:

      Wow, complimenti! Non riuscirei mai a svegliarmi così presto… Hai un orario ben scadenzato; forse dovrei iniziare a programmarlo anche io. Sicuramente ci vuole tanta costanza.
      Comunque mi incuriosisce, in che senso ripeti davanti alla telecamera?

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