MoviePost – Tolo Tolo

Ci sono molte cose da dire su Tolo Tolo ma visto che risulterà questa recensione più uno sfogo, preferisco parlare fin da subito della trama e poi affrontare le mie considerazioni personali.

Tolo Tolo è un film di Checco Zalone in collaborazione con il regista Paolo Virzì; parla di un imprenditore italiano pugliese, che decide di aprire un SushiBar in un piccolo paesino delle Murge, Spinazzola, famoso per la produzione locale di carne di qualità. Come ci si aspetta dalle premesse, in capo ad un mese tale progetto fallisce, lasciando la famiglia di Checco in mezzo ai debiti poiché erano stati loro ad investire su quel progetto.

Messo alle strette Checco scappa in Africa e trova lavoro in un villaggio vacanze per italiani ricchi che ben presto capiamo essere tutti evasori fiscali.

Ma in Africa c’è la guerra, l’Isis e mentre Checco ed un suo amico, anch’esso lavoratore nello stesso resort, sono a fare spese in città, fatalmente scoppia la guerra civile che porterà i due a perdere il lavoro e a cercare un modo per fuggire.

Checco, che non può tornare in Italia perché ormai dichiarato evasore fiscale, decide di percorrere un viaggio clandestino insieme al suo amico e ad una donna accompagnata da un bambino, per raggiungere un nuovo paese.

Tolo Tolo è l’emblema classico del film che richiama in sala lo spettatore per la fedeltà provata nei confronti di un autore. Milioni e milioni di persone sono accorse ai cinema di tutta Italia per ammirare l’ultima fatica di Checco Zalone, dopo anni di repliche in tv dei suoi più famosi lavori.

Sono entrata in sala una settimana dopo l’uscita del film, avvenuta il 1 Gennaio 2020; la cosa che più mi ha sorpreso, prima ancora di vedere il film, era il numero di programmazioni solo per quella giornata in un unico cinema.

Stando il più delle volte a Roma nell’arco di un anno, non sono avvezza alla frequentazione di MultiSala, immagino quali siano i vari meccanismi di marketing dietro ogni uscita di film e quanto ci possa ricavare la struttura stessa.

Vedere che per Tolo Tolo, in un lasso di ore che andava dalle 20:00 alle 21:45, c’erano ben 5 proiezioni, mi ha fatto capire che c’era ben altro dietro questa produzione.

Tolo Tolo è un fenomeno di massa che bisognerebbe studiare e comprendere.

Pensare che in solo un giorno di programmazione abbia incassato più di 8 milioni di euro, risultando poi nei giorni successivi il film con maggiori incassi di tutta la storia del cinema italiano (35.859.167 euro, aggiornato l’8 gennaio), fa comprendere quanto questo film seppur non il più malvagio mai visto in tutta la mia vita, fa quasi vergognare.

Non voglio dire che il film sia completamente da buttare perché ripeto c’è di peggio ma veramente siamo arrivati al punto tale in Italia da dover giocare a ribasso? Possibile che ogni produzione debba sempre essere preceduta dal fatidico “Per gli Standard Italiani è un buon film”?.

Checco Zalone e mi dispiace doverlo dire essendo uno dei pochi comici che sapeva usare il proprio intelletto per fare critica, anche se pressapochista, anche se su temi abbastanza scontati e di facile critica, dove l’italiano medio ride molto più facilmente -vedi in Quo Vado, nella scena ormai entrata nella cultura popolare Italiana dove Zalone critica la cucina e il modo di vivere degli stranieri al suono di “Vichinghi!” – in questo film è stato mediocre, ha perso la sua unicità.

Nel cercare di portare temi più importanti e socialmente utili ha del tutto mancato l’obiettivo.

Se si vuole parlare di problemi di un altro paese per far riflettere, per smuovere le coscienze forse un film comico, un film comico alla Checco Zalone non può essere fatto. Le sue battute sono fuori luogo, potrebbero far arrabbiare chi in sala ha un colore di pelle diverso da quello caucasico.

Non scherzo dicendo che una ragazza di fronte a me, alla canzone finale della Cicogna con gli Occhi Storti si è offesa.

Questo perché lei è troppo suscettibile? NO!

Il problema sta nel fatto che nei precedenti film Zalone rideva con noi, faceva battute su di noi, sull’italiano medio e scattava la risata; qui le battute – si c’erano anche quelle sull’italiano medio classico e che in effetti facevano ridere perché è quello che lui sa fare – erano contro un altro paese, un paese che Checco Zalone stesso voleva difendere con il suo film.

Ed è un controsenso! Un enorme controsenso!

Si vuol parlare di temi importanti ma non vengono mostrati: l’Africa è quasi un dipinto per turisti, ci vuole mostrare la brutalità della vita ma infondo non ce la mostra.

In una scena una ragazza viene chiamata da dei militanti per essere violentata e lo fanno apparire come se fosse una sua scelta, come se fosse una cosa da riderci su, alla leggera. Capiamo che non può Zalone mostrare scene cruente e dure perché non è il suo target, perché lui sa che il pubblico che è in sala non è lì per riflettere, piangere, vedere un film di spessore ma è li per ridere.

Non perché il pubblico di Zalone sia superficiale ma perché è questo che lui ha sempre portato in scena e che lui ha promesso in questo film: consideriamo il trailer, è una canzone che porta alla risata, che prende in giro noi italiani che non accettiamo gli immigrati e noi ci aspettiamo che questo ci sia in sala.

E in sala non c’è perché il Trailer non c’entra nulla con il film.

Il tema è completamente sbagliato.

Cercare di far ridere mentre si parla di un tema così serio è sbagliato. Non perché lui non sappia fare critica ma perché la sua era una critica di superfice, di temi, se pur cari a noi italiani, comunque di superfice. E i momenti che si tenta di rendere seri nel film non riescono ad esserlo fino in fondo. Quindi risulta tutto sbagliato.

Tralasciando poi i temi morali, che sono comunque l’errore più grande di questo film, anche la scrittura è tutta sbagliata.

Tempi costruiti male, personaggi senza spessore e senza un’evoluzione concreta, messi lì solo per contorno e poi fatti sparire dalla scena senza un perché e poi…il finale!

Se fino a quel momento forse un minimo si poteva salvare, la conlcusione ha qualcosa di mistico nella sua bruttezza e giuro che non sto esagerando.

Mettere il Metateatro come conclusione senza un perché, senza una motivazione, dal punto di vista registico e di sceneggiatura non ha senso: mi meraviglio che Paolo Virzì abbia potuto approvarlo!

Checco Zalone in questo film prova ad uscire dalla sua Comfort Zone, forse stanco del solito personaggio, cercando di essere più profondo, di scuotere le menti ma quello che è accaduto nella realtà è la nascita di un film mediocre, il peggiore che abbia mai scritto.

Sperando che sia solo una meteora e che tutto si riassetti, ci auguriamo che non sia il classico comico che nel tempo perde la sua inventiva, capacità ed unicità per appiattirsi al qualunquismo italiano come alcuni dei suoi predecessori hanno fatto.

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