MoviePost – Il Re

Apro ufficialmente questa rubrica parlando in particolare di questo film.

Essendo il cinema qualcosa di fondamentale nella mia vita ne tratterò abbondantemente ed in modo approfondito in questa rubrica: il MoviePost parlerà dei film appena usciti e da me visionati. Ce ne sarà poi un’altra il cui titolo definitivo ancora non è ben chiaro, nella quale invece parleremo dei vecchi film visti negli anni e che mi piacerebbe recensire per voi e in caso consigliarvene la visione.

Ma fatta questa doverosa premessa ora parliamo del film uscito da qualche settimana sulla piattaforma Netflix.

Presentato in Anteprima Assoluta alla 76° Mostra del Cinema di Venezia come Film Fuori Concorso, Il Re è un film storico/fantastico diretto e scritto da David Michôd, in collaborazione con Joel Edgerton e che prende liberamente spunto dall’Enrico V di Shakespeare.

Enrico, detto Hal, è il primo genito dell’attuale Re di Inghilterra; nonostante questo potrebbe essere quasi l’inizio di una storia da favola, Hal mal sopporta lo stile di vita belligerante e guerrafondaio del padre allontanandosi così dalla corte e vivendo una vita dissoluta in mezzo al popolo, disprezzato da tutta la corte e tenuto sotto stretta sorveglianza da parte di un ex militante, il baronetto Jhon Falstaff. Insieme i due ogni sera perdono lucidità tra fumi di alcool e donne, fino a contrarre debiti ingenti con gli oste del paese.

Tutto questo però finisce nel momento in cui il re, che dopo poco si scoprirà essere salito al trono in maniera illegittima, muore decretando così l’ascesa di Enrico V, nonostante egli abbia sempre rifiutato tale ruolo.

Ieri era un buffone ubriaco. Oggi è re e ha il peso della corona sulla testa e il destino dell’Inghilterra tra le mani.

Esso si ritroverà così a doversi destreggiare tra gli intrighi di potere, i desideri del popolo, la possibilità di conquiste territoriali, il tutto cercando di mantenere intatta la propria personalità.

Ed è proprio questo il punto cruciale del film.

Se vi state avvicinando alla visione di questa pellicola aspettandovi il solito film sulla guerra, le spade e il fango ne potreste rimanere delusi, nonostante tali scene vengano comunque mostrare e con una realizzazione registica eccezionale.

La vera motivazione che muove tutto il film non è altro che la crescita personale e l’accettazione di se stessi e del proprio ruolo nel mondo. Non a caso il film parla comunque di un ragazzo e in questo Timothée Chalamet ne è proprio l’emblema nel suo aspetto estetico, piccolo, fragile, giovane; parla di un re appena nato che non riesce a comprendere appieno il suo ruolo o che, nonostante le sue aspirazioni buone e giuste, spesso sbaglia nel suo agire con troppa ingenuità e nell’affidarsi a persone che non sempre sono quello che sembrano.

Il film è diretto da un regista giovane che espone come punto di forza un cast giovane; oltre al su citato premio oscar, abbiamo infatti anche Robert Pattinson, bravissimo nel suo ruolo di figlio del Delfino di Francia, la bellissima figlia d’arte Lily-Rose Depp che, pur con un ruolo molto piccolo, ha una potenza visiva ed emotiva estremamente grande, per poi passare a Tom Glynn Carney come Henry Percy il legittimo erede al trono , che pochissimi anni fa ha debuttato nel Film Dunkirk di Christopher Nolan ed in fine per gli appassionati di Game of Thrones, vi è spazio anche per un giovane attore del cast Dean Charles Chapman che all’epoca interpretò Re Tommen Baratheon e che qui prende i panni di Tommaso di Lancaster . Questi sono poi accompagni ad un cast di tutto rispetto a partire da Joel Edgerton, nel ruolo di Jhon Falstaff ed anche tra i produttori del film stesso, Ben Mendelsohn nei panni del Re Enrico IV e Sean Harris, nelle vesti di William Gascoigne che i più forse ricorderanno nel ruolo di Micheletto nella serie tv statunitense I Borgia.

Un cast quindi bravissimo, come poche volte lo si riesce a trovare in una produzione Netflix. Forse gran parte del successo di tale pellicola è dovuto proprio a loro che hanno reso ogni interpretazione perfetta; anche lo stesso Robert Pattinson, con il suo accento francese che vi consiglio di ascoltare in originale perché altrimenti ne perdereste gran parte della bellezza, è stato incredibile. Re folle al punto giusto con una capacità di cambiare la propria espressione in attimi fulminei così da trasmettere tutto il disprezzo, l’odio e la furia provata.

E che dire suThimotee Chalamet è sempre divino in qualsiasi ruolo lo si veda; un film con lui è quasi sempre sinonimo di qualità ed essendo qui il protagonista indiscusso non si riesce a staccare lo sguardo da lui, così magnetico, così bravo. Impossibile trovargli un difetto; calmo nella sua algida figura di re, quanto furente nel suo scoppio di ira improvviso e vulcanico nel motivare le truppe in battaglia. I suoi monologhi da brivido.

Questo film ha suscitato pareri discordanti ed in effetti non è esente da errori, come ad esempio la lentezza in alcuni punti che però interpreto come una lentezza dovuta al contesto scenico o storico, oppure alla sua ingenuità registica in alcuni punti in particolare.

Qualcuno lo definisce come un’opportunità mancata, altri che è carino ma è nulla di che.

Io trovo invece che sia un film particolare, forse non comprensibile ai più ma che guardato da una prospettiva diversa può rivelare mille sfaccettature.

E’ un film di sentimenti, rabbia repressa, un film di formazione con un finale che lascia uno spiraglio di possibilità infinite.

Come detto all’inizio prende spunto ma non copia l’Enrico V di Shakespeare; scelta azzardata, audace e che funziona. Il componimento teatrale viene riadattato alla contemporaneità, si avvicina ai problemi dei nostri giorni e trovo che riesca ad entrare e a pizzicare le corde degli animi dei più giovani e non è cosa semplice, perché tale film può far avvicinare i più reticenti anche alle opere classiche e fargliele amare in modo del tutto nuovo.

Poi la fotografia e la macchina da presa fanno tutto il resto.

Senza grandi spoiler notate i piani sequenza della battaglia di Azincourt; sono meravigliosi, con un senso di dinamismo e confusione che però non ti fanno perdere nel caos della battaglia ma si capisce frame per frame cosa sta accadendo, chi sta agendo sul campo. Hai il senso dello sporco, della fatica e quasi senti l’odore del fango e del sangue.

Sembra quasi di rivedere la Battaglia dei Bastardi in quella scena epica che fu in Game of Thrones.

Non a caso il regista in quelle scene è proprio lo stesso: Miguel Sapochnik.

Quindi si che dire, io lo consiglio, fortemente.

Due ore di film piene e che non si sentono per niente, dove ogni passo è calibrato e ben studiato per farti arrivare alla fine in un progressivo, lento ma inesorabile maturamento che ti porta dall’età adolescenziale fino a quella adulta.

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